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Come si rappresenta la brand identity con il packaging?

Packaging: come rappresentare la brand identity

 

 

Nel mondo del lavoro, in particolare nel settore digitale, nel corso degli anni sono stati integrati vari termini di origine anglosassone e che ormai sono entrati a far parte del nostro vocabolario.  Una di queste parole è il packaging, che significa letteralmente la confezione o, meglio, la modalità di presentazione di un prodotto. Esistono tre tipologie principali di packaging:

  1. Primario: che viene toccato a mano da chi lo consuma, è l’unica cosa che separa il prodotto dal mondo esterno;
  2. Secondario: involucro che conversa e raggruppa varie singole unità di vendita, come ad esempio i sacchetti multipack di patatine;
  3. Terziario: grandi scatole che hanno scopo protettivo e vengono principalmente utilizzati nella filiera di vendita; quindi, raramente visti dal consumatore ultimo;

Al di là della sua funzionalità più pratica, il packaging raccoglie in sé molte altre funzioni, scopriamolo con Mygladix, agenzia di marketing e graphic design!

Le funzioni del packaging

Un prodotto deve essere progettato anche in base al suo involucro, ecco i principali punti di cui un graphic designer deve tener conto:

  • Comunicazione, una copertina non solo deve invaghire, deve infatti anche comunicare qualcosa di concreto al consumatore. Call to action, testi e immagini, il packaging grazie a questi elementi diventa un vero e proprio esempio di marketing;
  • Identificazione, un brand deve tener conto della propria brand identity, quindi dell’immagine che vuole presentare di sé stesso al proprio pubblico. Sicuramente il packaging è uno dei modi migliori per farlo: giocando con i colori e i formati, si può arrivare ad un imballaggio definito, originale e riconoscibile da associare al brand;
  • Innovazione, bisogna dare spazio alla creatività, certo. Però non bisogna neanche ignorare l’importanza delle nuove tecnologie, particolare rilevanza negli ultimi anni è stata ad esempio la sostenibilità. Tra i principali materiali green per il packaging, troviamo: alghe marine, carta riciclata, plastica riciclata e una miscela di fibra di legno;

Vuoi un packaging che rifletta al meglio il tuo brand? Scegli Mygladix per ricevere una prima consulenza gratuita!

 

Si può comunicare tramite le immagini? Sì con le emoji!

Comunicare con le immagini: la guida alle emoji

 

 

Tutti ormai conosciamo le emoji, le utilizziamo nelle nostre chat private, le vediamo sui social e le abbiamo integrate nella nostra vita quotidiana, al punto che è stata istituita una giornata mondiale interamente dedicata a loro: il 17 luglio è infatti l’emoji day!

Scopri con Mygladix, agenzia di social media management a Brescia, la guida perfetta alle emoji!

Le origini

Prima facciamo qualche passo indietro. La prima emoji è nata nel 1999 quando il designer giapponese Shigetaka Kurita ideò il primo set di emoji. Si narra che sia stato ispirato principalmente dal mondo dei manga ma anche dal codice stradale, in particolare dall’immediatezza del linguaggio visivo dei segnali. La commissione arrivò però dalla compagnia telefonica giapponese NTT DOCOMO come servizio aggiuntivo degli SMS. Le icone erano in totale 176 in formato 12 x 12 pixel e oggi sono esposte al Museum of Modern Art di New York City.

Il vero e proprio boom mondiale esplose però negli anni duemila, quando la multinazionale statunitense Apple iniziò a commercializzare i primi iphone con le prime vere e proprie emoji (come le conosciamo noi oggi). Con i social, queste icone sono poi entrare nella comunicazione odierna di tutti gli utenti.

Terminologia

Spesso il termine emoji viene confuso con emoticon, come se identificassero la stessa cosa. In realtà però non è così. Le emoticon sono infatti rappresentazioni tipografiche che ricreano le emozioni tramite testo e punteggiature, ad esempio :). Le emoji sono invece dei pittogrammi, quindi le vere icone che oggi noi utilizziamo, come ad esempio ?.

Trend

Nel corso degli anni, sono state evidenziate alcune tendenze nell’utilizzo delle emoji, sicuramente tra le più utilizzate c’è il cuore rosso, il pollice in su, la faccina che manda il bacio o quella che ride.

Tuttavia, la generazione Z con i suoi zoomers, ha stravolto l’utilizzo comune delle emoticon più famose, ecco alcuni esempi:

  •    Il teschio non rappresenta la morte letterale o qualcosa di macabro, viene infatti utilizzata dai giovani per indicare qualcosa di sarcastico o che fa letteralmente “morire dal ridere”;
  •     Le luci non sono simbolo di bellezza o eleganza, vengono infatti utilizzate per sottolineare una parola o una frase in maniera ironica;
  •     Il cuore rosso non è più di moda, meglio sostituito con il cuore delle mani;
  •     Stesso discorso vale per la faccina che ride classica, meglio quella che piange dal ridere;

Il perché di questa trasformazione? Il professor Vyvyan Evans, autore di The Emoji Code, trova la spiegazione nel fatto che la nuova generazione è nata e cresciuta sempre a contatto con il digitale. Questo ha portato i giovani ad appropriarsi del linguaggio digitale e creare un filone linguistico parallelo a quello più “ovvio” nell’interpretazione delle emoji.

 

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Ecco i migliori esempi di epic fail nella comunicazione

Quando la comunicazione “fallisce”: gli epic fail

Si sa, errare è umano, ma cosa succede quando a sbagliare sono le grandi aziende davanti ad un pubblico di milioni di persone? Così nascono i fenomenali epic fail che non provocano necessariamente solo effetti negativi sulle compagnie, d’altronde pubblicità negativa è pur sempre pubblicità. Scopri con Mygladix, agenzia di comunicazione e marketing, i più grandi epic fail della storia.

Partiamo però dalle basi, che cosa significa epic fail? Il termine è ormai entrato nel linguaggio comune dei più giovani e nel vocabolario dei markettari utilizzatori di canali social. In italiano significa letteralmente “fallimento epico” e in ambito di marketing, viene utilizzato per indicare tutte quelle campagne che hanno generato scalpore, sono diventate virali o comunque hanno sconvolto per gli errori madornali commessi.

Ecco la nostra carrellata di epic fail nella comunicazione di queste aziende e le loro reazioni:

Pandora: il sessismo non è più di moda

Nel 2017 per le feste natalizie, Pandora ha lanciato una campagna che ha creato non poco scompiglio. Nelle varie fermate della metropolitana milanese sono stati infatti affissi cartelloni che recitavano:

"Un ferro da stiro,

un pigiama,

un grembiule,

un bracciale Pandora.

Secondo te cosa la farebbe felice?"

Il testo sembra infatti implicare che le donne apprezzino solamente regali prettamente casalinghi, oppure gioielli del brand… insomma la campagna non è stata per niente apprezzata. Poco sono infatti servite le scuse di Pandora, che ha affermato come l’iniziativa volesse evidenziare tutti i regali più comuni e poco apprezzati dalle donne, il caos era però già iniziato. Il brand è stato inondato di critiche e altre aziende hanno cavalcato l’onda della viralità realizzando campagne di risposta. Ceres, ad esempio, ha pubblicato “l’abbonamento allo stadio, la PS nuova, una Ceres o tutto. Secondo te cosa lo farebbe felice?” sottolineando invece gli stereotipi maschili.

Alitalia: quando l’ironia supera il limite

Dopo aver pubblicato un post su Facebook con dei bambini in lacrime e la scritta “Adoro i bambini, soprattutto quando dormono a cinque fila di distanza”, Alitalia era finita ancora una volta nel caos mediatico. Nel 2018 pubblicò infatti una pubblicità comparativa in cui confrontava i suoi prezzi con quelli della compagnia aerea Norwegian.

Quindi, se la frecciatina di Alitalia si può definire un epic fail, la risposta di Norwegian è decisamente un epic win.

Asos: un esempio di problem solving

ASOS, compagnia rivenditrice di abbigliamento e beauty online, è cascata alcuni anni fa in un epic fail alquanto simpatico. Su Twitter hanno infatti pubblicato la foto di un loro pacchetto per spedizioni in cui il loro payoff presentava un piccolo errore di battitura:

“Discover fashion onilne

Invece di disperarsi o buttare le buste, ASOS ha comunicato un’edizione limitata sui pacchi inviati con queste buste, che hanno raggiunto ben 17,000 ordini.

Vuoi una strategia di marketing personalizzata e che non comprenda epic fail? Allora Mygladix, agenzia di marketing a Brescia, fa al caso tuo. Contattaci per saperne di più!

Quali sono gli errori SEO più comuni? E come si possono evitare?

Strategia SEO: i 5 errori da evitare

 

Un sito web necessita di una strategia SEO professionale e costante per poter garantire un flusso di traffico organico durevole. I piani SEO prevedono infatti di attuare una serie di accorgimenti che possano rendere un sito visibile ai motori di ricerca, e quindi anche agli utenti.  

Tuttavia, tra linkbuilding, meta descrizioni e alt texts è facile perdersi e l’errore è dietro l’angolo. Qui entra in gioco Mygladix, azienda di comunicazione e marketing a Brescia. In questo articolo vi spiegheremo infatti tutti i principali errori SEO e come evitarli. 

Perché la SEO è importante? 

La strategia SEO è fondamentale in ogni sito perché presenta un alto tasso di conversione e quindi un’imperdibile opportunità di ottenere traffico e lead. Un progetto SEO deve però essere organizzata correttamente, si può dire infatti che esistano tre fasi principali: 

1.      Analisi, qui vengono studiati i competitor (sia dello stesso settore commerciale che non, ma che condividono le stesse parole chiave) e viene effettuata una ricerca delle parole chiave per poi stendere contenuti che siano realmente SEO-friendly; 

2.     On-page SEO, in questo caso si comprende l’ottimizzazione generale dei contenuti interni al sito per permettere ai motori di ricerca di trovare le pagine; 

3.     Off-page SEO, in questa fase rientrano tutte quelle azioni esterne rispetto al sito ma che comunque mirano al suo posizionamento; 

 

 

I cinque errori SEO 

Ma allora, quali sono gli errori più frequenti che si commettono quando si stende una strategia SEO? Ecco i consigli di Mygladix, agenzia SEO a Brescia: 

1.      Evita di pubblicare contenuti duplicati, con duplicate content si intendono sia testi presenti già sul sito, sia testi di altri siti che vengono copiati senza aggiunte originali e autentiche. Questa pratica va a penalizzare il sito stesso in quanto i motori di ricerca tendono a non considerare le pagine duplicate; 

2.     Compila le meta descrizioni, ovvero brevi contenuti di testo (solitamente tra 130 e 160 caratteri) che servono per introdurre l’argomento della pagina, compare infatti come anteprima sotto i titoli dei risultati di ricerca. Le meta descrizioni devono contenere le parole chiave della pagina ed essere uniche, per evitare i contenuti duplicati;  

3.     Cura il titolo e lo slug, il title tag rappresenta la vera anteprima della pagina, per questo deve attirare sia l’utente sia il motore di ricerca. Lo slug è invece la parte testuale dell’URL che compare dopo il dominio. Quindi, non devono essere troppo lunghi, non devono contenere termini troppo complessi: chiari, concisi e semplici 

4.     Fai attenzione alle immagini, la strategia SEO non deve trascurare l’importanza delle immagini, il SEO specialist deve infatti completare i campi: alt text, titolo, didascalia, descrizione. Questo consente ai motori di ricerca di indicizzare non solo i contenuti testuali, ma anche quelli figurativi; 

5.     Ricerca le parole chiave, le keyword sono un requisito essenziale per l’indicizzazione di qualsiasi pagina; tuttavia, è fondamentale eseguire prima una ricerca di mercato per analizzare i competitor e comprendere le loro pratiche SEO. Dai competitor è infatti anche possibile ricavare spunti per le parole chiave da inserire ma non esagerare, il troppo stroppia! Troppe keyword in un testo, oltre a renderlo contorto, ottengono anche l’effetto opposto, i motori di ricerca vanno infatti a penalizzare il sito; 

 

Vuoi ancora qualche chiarimento sulla strategia SEO? Ti serve una consulenza o una strategia SEO personalizzata? Mygladix fa al caso tuo! La nostra agenzia si occupa di tutti gli aspetti che riguardano la SEO, sia on-page che off-page. Contattaci per maggiori informazioni! 

 

Cos'è e come funziona il remarketing?

Remarketing: cos'è e come funziona?

In un mondo in cui veniamo costantemente bombardati da annunci, pubblicità e inserzioni varie, è bene che le aziende si specializzino in strategie di marketing mirato, in modo da raggiungere i migliori risultati. Scopri di più con Mygladix, agenzia di marketing a Brescia!

 

Cos’è il remarketing?

Una delle migliori tecniche di marketing più efficaci è il remarketing, che consiste nell’adottare un approccio commerciale che sia mirato a coloro che hanno già interagito con il brand. Questo permette di avere maggiore margine di successo con le campagne pubblicitarie che vengono attivate. Il remarketing viene anche chiamato retargeting, proprio perché l’attenzione viene focalizzata sul pubblico, in particolare su una nicchia specifica di persone che hanno familiarità con i servizi o i prodotti offerti.

L’obiettivo del remarketing è infatti quello di generare lead e conversioni, i siti web e le applicazioni sono infatti spesso solo vetrine per i propri articoli e solo una piccola percentuale di visitatori si trasforma effettivamente in cliente. Tramite una strategia di remarketing, il brand può mostrarsi al potenziale acquirente per “convincerlo” a compiere la transazione.

il remarketing può essere ancora più efficace nel momento in cui diventa dinamico; quindi, quando non solo il brand mantiene visibilità, ma vengono mostrati in maniera specifica tutti i prodotti che erano già stati visualizzati dal potenziale cliente.

 

Ma come funziona?

Il processo di remarketing viene reso possibile in due modalità:

  1.      Tramite pixel, ovvero frammenti di codice che vengono installati sul sito e che raccolgono informazioni sull’utente, come il tempo di navigazione, l’esecuzione di transazioni o la presenza di articoli nel carrello. Quando il sito registra un nuovo utente, viene automaticamente rilasciato un cookie generico, nel completo rispetto delle normative privacy in vigore. I cookies vengono a questo punto comunicati, ad esempio, ai motori di ricerca, per permettere di creare annunci personalizzati;
  2.     Tramite elenco, la lista solitamente comprende indirizzi e-mail di utenti già profilati, in questo caso il retargeting è più mirato in quanto i destinatari hanno già mostrato interesse nel brand, ad esempio iscrivendosi alla newsletter. Gli annunci sono destinati a meno utenti, ma la probabilità di conversione diventa maggiore perché, grazie all’engagement dimostrato, le campagne sono personalizzate. Ad esempio, gli utenti possono ricevere anticipazioni sugli sconti futuri o promozioni su misura;

 

Cos’è l’e-mail remarketing?

Una delle tattiche più efficaci da inserire nella propria strategia di remarketing è il DEM, ovvero il direct e-mail marketing. Questo permette infatti di mantenere costante l’attenzione del consumatore: maggiore l’engagement, maggiore la possibilità di concludere un acquisto. Per recuperare possibili lead, ci sono alcuni accorgimenti strategici:

  •       Carrello pieno, come già accennato, è possibile invogliare il cliente ad acquistare tramite l’invio di e-mail che gli ricordino di completare la transazione, si può inoltre attirare maggiore attenzione tramite sconti o pacchetti regalo;
  •       Acquisti offline, nel caso in cui invece l’acquisto online sia stato completato, si può invitare l’utente a proseguire la ricerca di altri articoli sia online che offline, offrendo magari una selezione di prodotti simili a quelli già acquistati;
  •       Offerte lampo, proporre all’utente uno sconto sui prodotti e/o servizi può sicuramente invogliare all’acquisto, per questo è possibile attuare una campagna di e-mail remarketing incentrata solo sulle promozioni;

 

Mygladix, agenzia di marketing a Brescia, propone l’utilizzo della sua piattaforma Emacat per la progettazione, stesura e invio di campagne DEM che siano: efficaci, sicure e rapide!

Grazie ad Emacat, gli utenti possono essere ricontattati per una strategia di marketing efficace e personalizzata. Affidati a noi per saperne di più!

 

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